La colonizzazione di Carloforte ebbe inizio il 17 ottobre 1737, con la firma della Convenzione sull'Infeudazione tra il Marchese della Guardia, neofeudatario dell'Isola di San Pietro per volere del Re Carlo Emanuele III, ed Agostino Tagliafico, delegato degli abitanti di Tabarca. Nel tempo, indotti dalla sterilità del suolo da coltivare ed attratti dal patrimonio di risorse che le acque inesplorate dell'Isola offrivano, i nuovi coloni chiesero sempre con maggiore insistenza al mare quanto non poterono ottenere dalla terra. Quei pescatori di corallo originari della Liguria misero così a frutto la loro vocazione marinara cui non seppero rinunciare e che posero alla base dello sviluppo futuro della comunità appena sorta. Dalla fondazione della città al suo affermarsi come importante centro commerciale ed industriale - un arco temporale che abbraccia quasi due secoli - Carloforte ha fatto dell'esercizio della marineria la fonte primaria della propria ricchezza, costruendo sui commerci e sulle attività marittime la prosperità ed il benessere di cui ha goduto per decenni. Solo i mutamenti epocali seguiti al secondo disastroso conflitto mondiale hanno allontanato dal mare e spinto altrove, disperdendole, le forze più giovani. Le vicende di Carloforte legate al rapporto con il mare raccontano e descrivono le virtù della sua gente. La classe marittima ha accomunato nel tempo quanti seppero realizzare con i commerci ingenti ricchezze a coloro i quali - e furono i più - dal mare trassero solo i mezzi sufficienti al sostentamento della propria famiglia. Accanto ai primi, che ottennero dall'esercizio della navigazione benessere e dignità, si collocarono infatti altri, marinai non meno capaci, per i quali il mare fu spesso fonte di dolore. Il sacrificio dei marittimi carlofortini che pagarono anche con la vita il desiderio di affermarsi, è stato il tributo versato dalla comunità dell'Isola per un mestiere intenso, spesso avaro di soddisfazioni, che è valso nondimeno a guadagnare l'ammirazione e la stima delle altre genti. Gli ambiziosi Carlofortini che sui traffici marittimi costruirono la propria fortuna non fecero mai mistero delle loro spesso modeste origini. Al contrario, memori di una esistenza di sacrifici, trasmisero ai figli quei valori di lealtà e di abnegazione che posero alla base del loro successo. Sebbene appartengano a quasi un secolo addietro, gli anni d'oro della navigazione dell'Isola di San Pietro testimoniano una floridezza impensabile in quel tempo per una comunità numericamente ridotta, isolata, per mentalità e costumi, dalla pur vicina isola madre. Quel miracolo economico fu possibile soprattutto grazie al mestiere faticoso e pieno di insidie del marinaio; alla sua realizzazione contribuirono in egual misura galanzieri e marinai, padroni marittimi e commercianti, uomini che unirono alla tenacia nel lavoro un amore senza eguali verso la propria terra. I secoli, le traversie pagate al prezzo della schiavitù in terra d'Africa, le commistioni di sangue non hanno spento il temperamento ligure di questa gente, ancora oggi legata alla sua terra d'origine della quale conserva la lingua, le consuetudini e soprattutto quell'inclinazione al mare che fa dei Carlofortini i marinai più esperti ed alacri della Sardegna. La storia di Carloforte è legata a quella del suo porto: i suoi periodi di grandezza e di decadenza sono stati quelli della grandezza e della decadenza dei traffici marittimi. Dello splendore della Carloforte di un tempo si è purtroppo persa ogni traccia, al pari dei principi che ispirarono gli artefici della sua crescita morale. Apprezzare al presente l'importante ruolo svolto dalla marineria nel progresso non solo economico della città e valutarne correttamente il significato rischia di allontanare ancora nel tempo quei giorni e di farli apparire estranei all'ambiente carolino, quasi appartenessero non solo ad un'epoca re- mota, ma a persone e luoghi frutto della fantasia. Marinai, battellieri e gli altri protagonisti dell'ascesa di Carloforte si animano nei ricordi dei pochi rimasti che conobbero le gesta di quegli uomini. La loro testimonianza è una ulteriore occasione che ci viene offerta per non disperdere un tesoro inestimabile di conoscenze e di insegnamenti, e tramandare il patrimonio morale appartenuto ai nostri padri.
Data pubblicazione
01/09/1996