Questo aggiornamento degli studi sulle navi di Nemi ripercorre la storia dei tentativi di recupero, delle spoliazioni e degli studi compiuti e le diverse interpretazioni succedutesi a partire da Leon Battista Alberti (1444), fino al Malfatti nel 1906, il quale propose il progetto di recupero. Questo fu realizzato dal 1928 al 1931 con il prosciugamento del lago, il recupero delle due navi e la costruzione del Museo. In questa occasione gli studi di archeologia navale progredirono, soprattutto grazie all’opera di Guido Ucelli. Il 31 Maggio 1944 il Museo fu incendiato da un bombardamento alleato; nel 1953 fu ricostruito, ospitando i modelli in scala 1:5 delle due navi costruiti nella Corderia della Marina Militare a Castellammare di Stabia. Il substrato tecnico e culturale dell’epoca delle navi fornisce chiavi di lettura anche di particolari tecnici, che alla loro scoperta avevano destato meraviglia. La tecnica e le fasi della costruzione sono alla base della loro architettura, per realizzare le forme volute e per conferire agli scafi la robustezza necessaria. Sono rilevabili criteri di geometria e proporzioni, che sono stati confermati dallo studio di altri scafi ed edifici antichi. Riguardo alle ricostruzioni, la prima nave era un palazzo galleggiante, sistemato su di uno scafo dalle forme militari, che veniva rimorchiato. La seconda era un santuario galleggiante con un tempio corinzio verso poppa ed un peristilio nella parte centrale. La nave aveva 24 remi per parte, due timoni a prua e due a poppa. Le navi furono fatte costruire da Caio Cesare, detto Caligola, attorno al 39 d.C., per confermare sul Lago di Nemi il culto di Iside. Dopo la sua morte nel 41 fu affondata la seconda nave; la prima fu ristrutturata da Nerone e fu affondata poco dopo la sua morte nel 68 d.C. Le navi di Nemi erano discendenti delle grandi navi ellenistiche, come la Syrakosia di Ierone II (235 a. C.), le grandi poliremi di Demetrio e di Antigono, le navi di Tolomeo IV (220 – 218 a. C.); le navi portaobelischi di Caligola e di Costanzo II (350 c.a d. C) ne continuarono la tradizione. Durante il prosciugamento del lago vennero ritrovate alcune barche coeve alle due navi e due piroghe monòssili forse medioevali. Ma sul Lago di Nemi, ad esclusione della stagione delle due grandi navi, si navigò ben poco. È escluso che fosse esistita una terza nave.
Data pubblicazione
04/04/2026