Il confino politico si può configurare come l'attività repressiva e persecutoria più significativa portata avanti dal regime fascista verso ogni forma di dissenso politico e culturale. L'idea di attuare una misura di relegazione coatta contro gli oppositori non era nuova, avendo già trovato precedentemente spazio nel sistema giuridico post unitario, ma la misura fu notevolmente ampliata dal fascismo a partire dal 1926, con l'istituzione del confino di polizia, distinto in due generi: quello comune e quello politico, cui erano destinatari gli oppositori del regime fascista. Le principali località utilizzate per tale misura punitiva furono le isole minori italiane, Lampedusa, Lipari, Ponza, Tremiti, Ustica, Ventotene e l'entroterra, in particolare dell'Italia meridionale e centrale. Le esperienze di confino politico nelle isole minori italiane, a differenza di quello dell'entroterra dove non erano inviate più di 2-3 persone alla volta, si distinsero per il prevalere di una vita in comunità, con cameroni o, più raramente, case private in cui dormire e, per una sorveglianza costante, accompagnata sovente da persecuzione di gruppo o personale, condanne di reclusione in carcere e maltrattamenti di ogni tipo, anche fisici. Lipari, la più grande isola per estensione tra quelle adibite a colonie, ebbe un ruolo di primo piano, sia sotto il profilo organizzativo e finanziario, sia per il massiccio dispiegamento di forze di sorveglianza, sia per la presenza di una variegata comunità di confinati, ben integrata con la popolazione locale e impegnata in numerose attività ricreative e di studio. E proprio sulla sistemazione nelle case private dei confinati che, in particolare, Nino Paino e Giuseppe La Greca hanno indirizzato questa loro ricerca e scritto questo libro, costruendo "Il Percorso del Confino" che, a partire dalla sua configurazione geografica, tende a vivificare e rendere attuale la memoria delle vittime del confino politico, comunisti, socialisti, giellisti, anarchici, repubblicani, etc., semplici oppositori al regime che venivano classificati come antifascisti, oppositori politici dei territori coloniali e omosessuali accusati di "attentato alla dignità della razza" Questa lodevole e meritoria iniziativa, proposta del "Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani" e condivisa dall'Amministrazione Comunale di Lipari attraverso la concessione del proprio patrocinio, oltre che a rinnovare la memoria dei tanti confinati, vittime del fascismo, attraverso un percorso "sui luoghi" che fisicamente hanno ospitato uomini e donne, facendo da cornice a storie e a vissuti che appartengono, nel bene e nel male, alla più grande storia delle isole e degli isolani e che ad essi, ai loro giovani, ma anche ai visitatori che ogni anno sono ospiti di questi splendidi territori vanno restituiti perché ne conservino la testimonianza é il ricordo. E infine non può mancare l'auspicio che "Il Percorso del Confino" sia l'inizio di un ulteriore percorso verso la creazione di un'Associazione, della quale l'Amministrazione Comunale si farà promotrice, che unisca le isole sede di confino politico per perpetrarne la testimonianza di una tragedia che non dovrà mai ripetersi. Riccardo Gullo Sindaco di Lipari.