La presenza occidentale in Cina affonda nella notte dei tempi, ma solo nel 1514 i portoghesi approdarono a Canton, e poco dopo (1557) aprirono un emporio a Macao. La Regia Marina giunse in Cina nel 1866, quando il capitano di fregata Vittorio Arminjon, al comando della pirocorvetta Magenta, munito di credenziali di ministro plenipotenziario, stipulò un trattato di amicizia, commercio e navigazione, fra i due Paesi (Pechino, 26 ottobre). Da allora, pressoché ininterrottamente, navi militari e personale della Marina furono presenti in Cina fino al termine della seconda guerra mondiale. Le interferenze della diplomazia occidentale negli affari interni della Cina avevano lo scopo di inserire il Paese - tendenzialmente conservatore e geloso della propria autonomia, al punto di ritenersi al centro dell'universo - nel mondo "civile" e nella sua organizzazione economica e commerciale. La ritrosia cinese ad accettare tali imposizioni e interferenze provocò molti incidenti armati e guerre vere e proprie, che finirono per limitare la sovranità della Cina sul proprio territorio, prevedendo la cessione di notevoli vantaggi commerciali e territoriali alle Potenze straniere: così molti Paesi, principalmente la Gran Bretagna e la Francia, poterono stabilire Concessioni sul territorio cinese, ed esercitarono il monopolio di alcuni commerci in molti porti aperti, con la forza, al traffico mercantile straniero. Nel 1898, a similitudine di quanto ottenuto da una decina di Nazioni, anche l'Italia fece un tentativo di ottenere una propria concessione a San Mun; l'operazione fallì, sia perché non adeguatamente preparata diplomaticamente, sia per la strenua opposizione britannica, che non voleva altre ingerenze straniere nella già affollata presenza occidentale in terra cinese. A sostegno della richiesta italiana fu costituita la Divisione Navale dell'Estremo Oriente (contrammiraglio Francesco Grenet), con le navi Marco Polo, Elba, Stromboli, Etna e Piemonte. Fallito il tentativo di ottenere una concessione, e ritenuto non opportuno un ricorso alla forza, la Divisione, alla fine del 1899, fu richiamata in Italia; rimasero in Cina l'incrociatore corazzato Carlo Alberto (capitano di vascello Roberto Cali) e l'ariete torpediniere Liguria (capitano di fregata Giuseppe Casella). Mentre le regie navi stazionavano nel Mar Cinese Orientale, la situazione a terra andava aggravandosi sempre più. Regnava a quel tempo la dinastia mancese dei Ch'ing, subentrata nel 1644 alla dinastia cinese dei Ming, e all'inizio del nuovo secolo il potere era nominalmente nelle mani dell'imperatore Kuang-hsiü. Di fatto, però, chi lo esercitava era la zia di questi, l'anziana imperatrice Tzü-Hsi, che custodiva gelosamente le prerogative dell'impero e della famiglia imperiale. Per impedire che il nipote portasse a compimento alcune innovazioni riformistiche della vita del Paese, dando una svolta occidentale sia all'insegnamento sia all'organizzazione amministrativa, l'imperatrice fece relegare l'imperatore in un padiglione della Città Proibita (come era chiamato il quartiere dei palazzi imperiali, posto al centro della città di Pechino, circondato da alte mura, nel quale era vietato l'ingresso alle persone non espressamente autorizzate). Tzü-Hsi assunse, per la terza volta nella sua vita, la reggenza dello Stato in nome del nuovo erede, ancora minorenne. Per restaurare la situazione interna, compromessa per l'intervento di elementi riformisti, l'imperatrice si appoggiò al partito nazionalista, deciso a riportare la Cina allo splendido isolamento precedente l'arrivo degli stranieri. L'elemento mancese fu ulteriormente rinforzato, e i suoi membri ottennero il comando dell'Esercito, addestrato all'occidentale (generale Yung Lu), mentre il principe Tuan, ultrareazionario zio dell'erede al trono, assumeva un importante ruolo politico con forti connotazioni anti-occidentali. Tale aspetto venne a coincidere con le attività che, già da tempo, esercitavano le società segrete cinesi. Aspetto costante della vita del grande Paese, le società segrete - nazionaliste fino alla più violenta esasperazione - erano nate allo scopo di restaurare il potere della dinastia Ming, l'ultima dinastia "cinese", per cui, almeno inizialmente, ebbero principalmente una funzione anti-mancese. A partire dagli ultimi venti anni del XIX secolo, esse si mostrarono orientate a contrastare tutto ciò che fosse straniero, con particolare attenzione all'attività dei missionari e dei mercanti occidentali. La dirigenza imperiale, nell'impossibilità di eliminarle, ritenne che potessero essere utilmente impiegate dalla nuova politica dinastica, cercando di sfruttarle per espellere gli occidentali dalla Cina e per riportare la Nazione all'antico splendore. Di tutte le società, la più fanatica e più estesa era quella del Pugno della Concordia e della Giustizia, o dei Pugni Chiusi Giusti, o ancora Partito della Giustizia Armoniosa o dei Pugni Virtuosi, 1) che gli ignoranti barbari occidentali non solo avrebbero tradotto erroneamente in boxers (pugili), ma per di più avrebbero sempre considerato come omogenea, mentre invece essa era assai variegata e frammentata. La crescente presenza tedesca nello Shan-tung stava procurando numerosissimi adepti ai boxers, che si radunavano in luoghi isolati e difficilmente accessibili per addestrarsi al combattimento, sicuri di essere resi invulnerabili dal favore degli spiriti. Quando gli adepti si accorsero che il governo li favoriva, il loro orientamento cambiò da anti Ch'ing in anti-straniero. L'azione dei boxers, taoisti, divenne quindi aspramente antistraniera ed anticristiana. Nel maggio del 1898 una parte dei boxers - i quali, sostituendo il secondo carattere nella scrittura cinese del proprio nome, ora si facevano chiamare I-bo-ch'üan, cioè Bande della Giusta Armonia - era diventata un'organizzazione volontaria di confine tra lo Shan-tung e il Ci li.