Astrologia di mare

Il mare dei Pesci: navigatori, scrittori e anime liquide degli oceani

Scritto da Il Mare
23 febbraio 2026

l mare del segno dei Pesci è un oceano interiore: più che una rotta, è uno stato di coscienza, un modo di vivere la navigazione come viaggio dell’anima, empatia con gli elementi, abbandono fiducioso alle correnti visibili e invisibili. In questa chiave, molti grandi scrittori e navigatori di mare – nati in Pesci o profondamente “pescini” nello sguardo – diventano figure-simbolo di un modo liquido, visionario e spesso mistico di stare sull’acqua.​

Pesci, acqua e immaginazione


Il segno dei Pesci chiude il cerchio zodiacale: è il punto in cui i confini si allentano, l’Io si fa poroso, le emozioni si mescolano come maree che salgono e scendono. È un segno d’Acqua, quindi ricettivo, sensibile, portato alla compassione e al sentirsi parte di un tutto più grande, proprio come il mare che unisce oceani lontani. Per chi nasce o scrive “in modalità Pesci”, navigare non è mai soltanto spostarsi da un porto all’altro, ma trasformarsi: ogni scalo, ogni tempesta, ogni calma piatta diventa materiale poetico, visione, mito personale.​

In questa prospettiva, non stupisce che alcuni tra i più iconici narratori di oceani – reali e simbolici – appartengano a questo segno o ne incarnino l’immaginario: dal primo solitario del mondo agli scrittori che hanno fatto del mare un grande personaggio collettivo.

Joshua Slocum e Simone Bianchetti: i gemelli dell’Equatore


Joshua Slocum, primo uomo a compiere la circumnavigazione del globo in solitario, nasce il 20 febbraio 1844: le fonti lo registrano esplicitamente come Pesci, confermando la coincidenza tra la sua data di nascita e il segno. La sua impresa sullo Spray ha qualcosa di profondamente “pescino”: un uomo solo con il suo veliero, che attraversa oceani come se attraversasse stati dell’anima, tra sogni, rischi, apparizioni e dialoghi silenziosi con il mare. In lui il mare è maestro invisibile, presenza quasi medianica: un partner con cui contrattare, scherzare, a volte sfidarsi, ma mai ridurre a semplice scenario.

Simone Bianchetti nasce anch’egli il 20 febbraio 1968, sotto il segno dei Pesci, e non è un caso che gli appassionati ricordino il suo compleanno “sulla linea dell’equatore”, sottolineando il legame quasi karmico con Slocum e con quell’archetipo di marinaio solitario e visionario. Velista oceanico fra i più amati, Simone viene spesso descritto come un animo sensibile, tormentato, capace di trasformare le prove della navigazione in poesia, lettere, riflessioni: è la cifra tipica di un Pesci che non si limita a compiere imprese, ma deve raccontarle, tradurle in emozione condivisa. Slocum e Bianchetti, nati nello stesso giorno, sembrano due declinazioni di uno stesso mito: il navigatore che si dissolve nel mare, fino a diventare egli stesso onda, scia, racconto.

Victor Hugo e Steinbeck: la compassione oceanica


Victor Hugo è anch’egli Pesci nel sistema zodiacale occidentale, e la critica contemporanea lo riconosce come tale: un autore capace di farsi attraversare dalle sofferenze collettive, dalle maree della storia, dalle voci degli ultimi. Nel suo immaginario, il mare è spesso forza immensa, ambivalente, che distrugge e salva, che inghiotte e restituisce: un elemento tipicamente pesci, dove la potenza dell’acqua non ha morale ma intensità, e l’uomo è sempre chiamato a misurarsi con l’infinito.

Anche John Steinbeck nasce con il Sole in Pesci, come confermano le fonti astrologiche che ne analizzano il tema natale. Pur non essendo “scrittore di mare” in senso stretto come un velista, Steinbeck dedica al mare pagine memorabili, in cui l’oceano diventa spazio di solidarietà, comunità, prova, ma anche specchio dei conflitti interiori dell’uomo contemporaneo. Il suo sguardo sui pescatori, sulle piccole comunità costiere, sugli uomini che vivono “ai margini dell’acqua”, porta la firma dei Pesci: attenzione agli ultimi, tenerezza per i fragili, consapevolezza di quanto ciascuno sia alla mercé di correnti più grandi di lui.

Knox‑Johnston, Smeeton, Schildt, Hiscock: l’onda interiore della grande rotta


Sir Robin Knox‑Johnston nasce il 17 marzo 1939, in pieno segno dei Pesci, e diventa il primo a compiere il giro del mondo in solitario e senza scalo. È un’impresa titanica, ma letta astrologicamente ha un sapore profondamente pescino: è il gesto di chi accetta di “scomparire” per mesi nel grembo oceanico, di consegnarsi alla solitudine, alle lunghe notti senza luci di costa, alle voci interiori che solo un Pesci può sopportare, o addirittura ricercare. Il suo ritorno non è solo un record sportivo, ma una resurrezione dall’acqua, un ritorno dalla pancia del mondo, come Giona dalla balena.

Miles Smeeton nasce il 5 marzo 1906, ancora in Pesci, e il suo nome resta legato alle grandi traversate oceaniche affrontate con spirito d’avventura ma anche con un fatalismo tipico dei segni d’Acqua. La sua vita intreccia montagne e oceani, cadute e ripartenze: la resilienza morbida, non rigida, quella di chi si piega come onda ma non si spezza, è un’altra firma pesci.

Göran Schildt, autore finlandese nato l’11 marzo 1917, è anch’egli un figlio dei Pesci che trasforma il mare in racconto, saggio, memoria culturale. Nei suoi libri, la navigazione sul Mediterraneo è dialogo con la storia, l’arte, le rovine e le città di mare: per lui la barca è un tavolo di lavoro, un piccolo osservatorio galleggiante da cui leggere il mondo con sguardo poetico e ironico, lontano dalla retorica eroica e vicino alla sensibilità sfumata del segno.

Eric Charles Hiscock nasce il 14 marzo 1908, nel cuore dei Pesci, e diventa una delle voci più autorevoli della vela d’altura, autore di manuali e resoconti che hanno formato generazioni di navigatori. Il suo è un Pesci pragmatico ma sempre contemplativo: un uomo che non si accontenta di fare, ma sente il bisogno di condividere esperienza, descrivere rotte, trasmettere una sorta di etica della crociera oceanica, dove prudenza, umiltà e rispetto per il mare vengono prima della gloria.​

Leonardo D’Imporzano: l’apneista che scende negli abissi


Leonardo D’Imporzano nasce il 19 marzo 1982 a La Spezia, anche lui sotto il segno d’Acqua dei Pesci, e sceglie un altro modo di abitare il mare: non più la superficie e le grandi rotte, ma la profondità, il silenzio verticale dell’apnea. Giornalista, apneista, divulgatore, porta nel suo lavoro l’attenzione pescina per ciò che è nascosto, invisibile a occhio nudo, sommerso non solo in senso fisico ma anche simbolico: relitti, record, ma anche il rapporto psicologico con il respiro, la paura, l’abbandono fiducioso all’acqua che ti contiene.​

Se i grandi navigatori solitari “abbandonano” la terra per affidarsi all’oceano, l’apneista Pesci abbandona l’aria per consegnarsi all’acqua: è un atto di fiducia radicale nell’elemento che lo definisce, un ritorno temporaneo al grembo marino originario. In questo gesto c’è tutta la spiritualità dei Pesci: lasciare andare, scendere, dissolvere il confine tra sé e l’ambiente, per riemergere cambiati, anche solo di pochi metri o di un racconto in più.​

Il mare dei Pesci: una costellazione di scrittori d’acqua


Guardando insieme Slocum, Bianchetti, Victor Hugo, Steinbeck, Knox‑Johnston, Smeeton, Schildt, Hiscock e D’Imporzano, emerge una vera e propria costellazione Pesci che illumina il nostro modo di pensare il mare. Non sono solo navigatori o autori tecnici: sono uomini che hanno lasciato che l’acqua entrasse nella scrittura, nel carattere, nelle scelte di vita, fino a confondere spesso biografia e mito.

Per un lettore del segno dei Pesci, o semplicemente innamorato di questo archetipo, il mare diventa allora specchio privilegiato: riconoscere in questi scrittori e marinai un tratto comune – la sensibilità, il coraggio quieto, l’abbandono fiducioso alle correnti – significa riconoscere anche in sé la possibilità di fare del proprio oceano interiore non un naufragio, ma una rotta.

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