C'è un momento, leggendo Seranta, in cui ci si accorge di aver dimenticato di stare leggendo un libro di vela. Perché prima dell'impresa viene la passione, la voglia di natura, il bisogno di avventura, la meditazione, il confronto con l'altro, lo stacco dalla routine. Prima della rotta, viene la vita.
Chi è abituato ai libri velici tradizionali conosce bene quel registro: termini tecnici, problemi che si ripetono con variazioni minime, un tono drammatico e agonistico che fa del mare un teatro di sfide da superare. Seranta sceglie un'altra strada, e la sceglie con una coerenza che convince fin dalle prime pagine. Qui il punto di vista è più umano, intimo, a tratti quasi onirico, e avvicina al mondo della vela anche chi la conosce poco o per niente.
Non so se sia un caso. Questo racconto così diverso da tutto ciò che il genere ha prodotto finora è scritto da una donna, con un equipaggio tutto femminile, attraverso uno sguardo che si ferma sui personaggi incontrati lungo il tragitto — non solo sulle manovre — e che lascia spazio, qua e là, a piccole pratiche quasi stregonesche: gesti scaramantici, rituali improvvisati, modi per affidarsi al caso e alla natura. Non superstizione, ma qualcosa di più sottile: un intuito, una fiducia nell'imprevisto, una visione che preferisce ascoltare il mare piuttosto che dominarlo.
Vale la pena soffermarsi sulla scrittura, perché è lì che il libro vince davvero. Giulia Lamorgese ha una mano leggera e sicura, a tratti poetica: lo sgocciolìo dell'acqua sul sacco a pelo in cuccetta, la pioggia incalzante, il grande sonno che schiaccia durante i turni di navigazione notturna. Sono pennellate rapide ed efficacissime che trasformano la lettura in un'esperienza sensoriale. Il libro non si legge soltanto con la testa — entra nelle ossa. E quando finisce, dispiace davvero lasciarlo.
La barca è uno sloop di nove metri con qualche acciacco: le vele bucate, la sentina da svuotare con i bicchieri, un secchio al posto del bagno. L'equipaggio è formato da sole giovani donne, internazionale, con un obiettivo apparentemente strampalato: portare Seranta dalla Grecia alle Canarie, attraversando il Mediterraneo in pieno inverno. Un'avventura sporca e bagnata, ai limiti della legalità — eppure raccontata con uno spirito allegro e una leggerezza che non è superficialità, ma una forma di intelligenza.
Come scrive Cinzia Settembrini nella prefazione, queste sono viandanti del mare che si scelgono per convivere a bordo e tracciare rotte insieme: le vediamo diventare marinaie mentre gli ultimi mesi del 2024 scorrono nello spazio ristretto di Seranta. La voce narrante, Penna, ci guida attraverso i gesti ordinari della vita di bordo — compagne di viaggio, caos e organizzazione, arte di arrangiarsi con poco, spirito del riuso — e attraverso quei momenti quasi straordinari che il mare riserva: la visione di un cetaceo, l'emozione di una veleggiata di bolina, un porto notturno nelle Eolie.
Non è la meta l'importante, ma il viaggio: e raramente questo è stato così chiaro come in queste pagine. Le protagoniste si misurano con se stesse prima che con il mare — tra gerarchie di saperi e costruzione di orizzontalità, tra conflitti e complicità, tra soluzioni creative ai problemi di bordo e la scoperta lenta che la barca può diventare una parte di sé.
A completare il volume, i disegni, il glossario e le mappe che accompagnano il lettore dentro il viaggio, anche chi non sappia distinguere una scotta da un cavo.
Un libro che fa pace con il mondo della vela — e forse, più in generale, con il mondo.