Ustica: una piccola perla nera

Scritto da Il Mare
19 novembre 2010
Un branco di barracuda fotografato da Roberto Rinaldi
Il paradiso è là sotto, appena oltre quella lastra di cristallo liquido: sciami di alici, ricciole, piccoli tonni, murene, lampughe che nuotano quieti fra le gorgonie e i banchi di spugne gialle. Ogni tanto gli sciami si aprono, per lasciare spazio alle enormi cernie che avanzano sicure e placide, oppure ai guizzi dei piccoli barracuda che qui chiamano “aluzzi”. Non occorre nemmeno scendere nel profondo, per godere dello spettacolo. Basta pinneggiare quieti con la maschera appena sul pelo dell’acqua. Ed è tutto lì, un mondo magico e intatto immerso in un’acqua che è la più pura e limpida del Mediterraneo. Forse del mondo intero. Questo offre Ustica a chi sceglie di approdarvi. 
Panoramica del paese
Questo e una quiete che non pare di questi tempi, lontana anni luce dai clamori delle altre Eolie, dalle discoteche, dai motori che rombano impotenti lungo strade troppo strette per loro. Forse era questa la vera maga Circe di cui parla Omero. Forse Ulisse rimase prigioniero di questi incanti, piuttosto che di una donna, per quanto bella potesse essere. Forse erano stati il colore incredibile del mare, il nero delle rocce e il verde dei pochi alberi a stregare il marinaio irrequieto. Del resto nello scorrere dei secoli sono passati di qua Fenici, Romani, Borboni, pirati. E tutti hanno lasciato la loro impronta su questo tronco di vulcano spento, che peraltro era abitato già 1550 anni prima di Cristo. Ustica è l’essenza di quello che un’isola dovrebbe essere: l’asprezza dei suoi approdi, tutti da conquistare, la dolcezza delle sue acque calde, la fierezza non scontrosa dei suoi abitanti. 
E le dimensioni umane, percorribili senza timore di perdersi. Da punta Gavazzi a Punta Omo Morto sono solo una manciata di chilometri: tutta l’isola occupa solo 8 chilometri quadrati e per girarle intorno basta percorrerne appena 12. 
Una piccola perla nera. Ustica è per chi va sott’acqua, per i subacquei. Ma non solo. Riserva naturale marina da quasi vent’anni, non protegge però ossessivamente i suoi tesori, come altre isole sono costrette a fare da leggi miopi e sciocche. Come Montecristo, dove approdano solo pochi privilegiati. O come l’Asinara, per anni temibile prigione, oggi inaccessibile scoglio irto di splendori segreti. Anche Ustica era una prigione. Anzi, un confino. Fin dalla fine del ‘700, dal tempo dei Borboni. Vi sono passati uomini che hanno fatto la storia, come Antonio Gramsci, Ferruccio Parri e i fratelli Rosselli, spediti lì da un regime che aveva paura di loro e delle loro idee. Finito il fascismo, Ustica è rimasto bagno penale fino al 1961. Sono passati di qua migliaia di deportati, qualcuno è rimasto e ha messo su famiglia.
Campo di lenticchie
Ma è storia antica, ormai. Adesso l’isola offre solo i suoi incanti, e non più l’inaccessibile sicurezza delle sue coste, più sicura di qualunque cancello a sbarre. Con parsimonia, attenzione e rispetto si può visitarla tutta, con poche restrizioni. Per i sub ci sono quindici percorsi naturalistici sommersi, che si possono percorrere anche in apnea. Sott’acqua tabelle fisse spiegano cosa sono i reperti che giacciono sul fondo (che miracolosamente nessuno cerca di rubare), che tipo di vegetazione c’è, che pesci sono quelli che vengono ad accarezzarti la maschera. Spiagge invece ce ne sono poche, e tutte da conquistare con un po’ di fatica, a meno di non avere una barca: da Cala Sidoti parte uno dei percorsi di snorkeling guidato, a passo della Madonna c’è una minuscola, deliziosa spiaggetta di ciottoli bianchi che si raggiunge solo dal mare, così come a punta Galera e a punta dell’Arpa.
Costa di Mezzogiorno, Punta Galera
La trebbiatura delle lenticchie
La Guida Blu dei mari puliti ha assegnato a Ustica cinque bandierine, il punteggio massimo ottenuto da una spiaggia italiana. E non solo per i fondali: contano anche i sistemi di smaltimento dei rifiuti, la compatibilità delle case con il paesaggio. Già, le case. Molte, moltissime, sono affrescate con disegni allegri e belli. Alcune da molti anni, e i disegni sono opera di grandi artisti come Aldo Riso e Salvatore Fiume. Altri invece sono più recenti, opera degli studenti della Scuola di Belle Arti di Palermo. La sera, per smaltire le fatiche e le emozioni accumulate durante il giorno, si va tutti in cima al paese, a piazza Umberto I, di fronte alla vecchia chiesa. Quella casetta rosa con le persiane verdi era la casa di Antonio Gramsci, ma a pochi oggi sembra interessare. Attirano di più i tavolini del bar Centrale, che occupano la piazza trasformata in salotto. Una granita di gelso, un gelo di mellone, quattro chiacchiere sui fondali più belli. Ed è già ora di andare a letto. Vita semplice, come una volta. C’è anche quel dolore recente e segreto, quell’aereo caduto in queste acque 23 anni fa, con 81 innocenti a bordo. Il 27 giugno di ogni anno gli abitanti di Ustica dedicano a quei morti una preghiera e uno sguardo all’acqua. Poi vanno avanti con la loro vita, come sempre.
Giuliano Gallo
Giornalista e scrittore, Gallo, istriano di origine, è un inviato del Corriere della Sera, vive a Roma
Ha seguito tutte le guerre degli ultimi venti anni, dai Balcani a Timor Est, dall'Afghanistan all'Iraq. Va per mare da quando era ragazzo, e sogna di farlo fino alla fine dei suoi giorni. Ha navigato in Atlantico e in tutto il Mediterraneo, nella Manica e nel Golfo di Biscaglia. Nel 1989 ha pubblicato il romanzo di successo Aliseo, che ha ripubblicato da poco con l'editore Nutrimenti.